Mercoledì 18 febbraio andrà in onda la prima puntata di Donne & Donne, un documentario in quattro parti di Italo Moscati realizzato per La Storia siamo noi, il programma di storia ideato e condotto da Giovanni Minoli.
L'orario è di quelli proibitivi, il tipico orario in cui vengono messi in onda i programmi cosiddetti "culturali": mezzanotte e quaranta (e per fortuna esistono i videoregistratori).
Si attendono visioni e commenti
Marica Tolomelli, Sfera pubblica e...
Un testo agile di una giovane ricercatrice che fornisce sguardo al sistema delle comunicazioni di massa attraverso una chiave di lettura particolarmente utile ed interessante, il rapporto con la sfera pubblica.
Il libro è completato da una utile cronologia, che permette di comprendere intuitivamente l'interdipendenza del sistema dei media, e da una ricca - ed utilissima - antologia di documenti.
Una lettura preliminare, che permette di dare uno sguardo d'insieme alle tematiche affrontate nel corso, su cui poi è bene ritornare, con più calma, per approfondire attraverso i documenti la breve - e intensissima - vicenda delle comunicazioni di massa.
è la realtà o è la matrice
Qualcuno ha scritto, nei giorni scorsi, che il reality ha prevalso sulla realtà.
La morte di Eluana Englaro. Comunicata a metà del Tg delle otto.
Il grande fratello. Che va in onda.
Matrix. Che non va in onda.
La realtà e la televisione. La realtà contro la televisione. La realtà nonostante la televisione e la televisione nonostante la realtà.
Io non voglio parlare qui della morte di Eluana. E non vorrei nemmeno parlare delle dimissioni di Mentana (ha fatto bene? ha fatto male? andrà su Sky? il chiacchiericcio impazza...): però farò una piccola eccezione per andare alla fonte e proporre la ricostruzione degli eventi fatta dal protagonista.
Ecco cosa scrive Mentana a Libero:
...Lunedì sera fui io ad avvisare della morte di Eluana la direzione di Mediaset, nella persona di Mauro Crippa. Di rimando Crippa mi chiese se ero in grado di andare in onda anticipatamente, nel caso si fosse modificata la programmazione serale di Canale 5. Risposi ovviamente di sì. Subito dopo fu il direttore di Canale 5, Massimo Donelli, a chiedermi la stessa disponibilità. Tutti e due mi manifestarono il loro convincimento che fosse necessario fare qualcosa, per marcare la nostra presenza su un fatto così importante. Poi ancora Crippa mi chiamò per conoscere il mio parere sul da farsi (di questa telefonata possono dare testimonianza i miei redattori, con cui già stavo decidendo i servizi comunque necessari per costruire la puntata sulla morte di Eluana). Gli dissi che era da scartare l'ipotesi di far saltare il Grande Fratello, e gli proposi tre soluzioni alternative: aprire nel programma una o due finestre del tg5; oppure inserire attorno alle 22 dieci minuti di Matrix; o infine chiudere il Grande Fratello non alle 24, com'era previsto, ma un'ora prima, così da trasmettere una puntata di Matrix in grado di essere seguita da un pubblico meno sparuto.
Crippa condivise la griglia di proposte, e disse che le avrebbe sottoposte al vertice aziendale. Mi chiese di tenermi pronto, e per questo allertai il regista e il direttore di produzione. Dopo un po’ Crippa mi richiamò sinceramente costernato, dicendomi che tutte e tre le proposte erano state respinte: la programmazione doveva proseguire come se nulla fosse successo. Gli espressi il mio giudizio estremamente negativo su quella scelta: così Canale 5 diventava l'unica rete italiana ad aver dedicato alla morte di Eluana solo sette minuti in tutto, in coda al Tg5 delle 20, e poi più nulla. Mi sembrò incredibile e offensivo, e per questo ventilai l'ipotesi di non andare in onda con Matrix nell'ora ormai punitiva della mezzanotte: a quel punto sarebbe stato più opportuno fornire la mole di notizie non ancora date sulla vicenda, con un'edizione anticipata del tg5 (comunque dopo tre ore e mezza di vuoto informativo). Crippa contestò con forza - e forse a ragione - l'idea che non andassi in onda, e mi chiese di riflettere, e poi di fargli sapere.
La tv del mio ufficio era accesa su Canale 5, ma senza audio. Vidi che veniva inquadrata una ragazza in lacrime. Meno male - pensai - ne stanno parlando, a loro modo ma spontaneamente. Non è una scelta sbagliata. Alzai il volume e mi resi conto che la ragazza non piangeva per Eluana, ma perché veniva allontanata dalla Casa del Grande Fratello. A quel punto la misura era stata superata. Non solo l'insensibilità al dramma per il quale l'Italia profonda si era sempre più turbata, quella politica e istituzionale si era spaccata in due e il Parlamento stava varando a velocità mai vista una legge ad hoc; ma anche l'irrisione esplicita costituita da un finto dramma, costruito in vitro e provocato perché avvenisse in diretta (...).
Ecco, quella ragazza in lacrime ad audio spento è il simbolo del conflitto realtà-reality.
Si dice: il reality ha battuto la realtà. Io non voglio fare moralismi sul fatto che il Grande Fratello abbia avuto un picco di ascolti: chi, anche nelle occasioni più tristi, specie in quelle che ci coinvolgono - anche profondamente - ma che non ci riguardano direttamente, non coglie al volo l'occasione per distrarsi un minuto? chi è che non cerca un momento in cui non pensare al dolore? Sarà disdicevole, ma è umano.
La questione non è Il grande fratello contro Porta a porta.
La questione è che la realtà sembra non abitare più in televisione. Il mondo che vive rimane fuori dalla scatola. E quando vi entra - come la domenica sera con Presadiretta di Riccardo Iacona - non riesce a scalfire il dominio della fiction, ancora una volta qualcosa che sembra reale ma non lo è: domenica scorsa Tutti pazzi per amore è stato visto da oltre 6 milioni di persone, 4 di più di Iacona che pure poteva contare sul traino di Che tempo che fa (4 milioni circa).
Etichette:
televisione
gramigna
Secondo post vegetale oggi. Questa volta, però, si tratta di un'erbaccia infestante che difficilmente si riesce ad estirpare.
Fuor di metafora agraria, sono un paio di giorni che si parla di un grande ritorno di Licio Gelli sulla scena pubblica, anzi mediatica. L'ex venerabile maestro della loggia P2 condurrà a partire da domani sera un programma di storia su Odeon tv, dall'ammiccante titolo di Venerabile Italia.
La prima a parlarne è stata la Reuters:
FIRENZE (Reuters) - L'ex "venerabile maestro" della P2 Licio Gelli sta per sbarcare in tv, con un programma sulla storia del Novecento raccontata attraverso la sua vicenda personale, legata a doppio filo con alcuni dei più gravi scandali del Dopoguerra italiano.
E alla presentazione spazia da Berlusconi - l'unico, dice, "che può andare avanti" - alla legge Gelmini che riporta l'ordine nelle scuole, da Marcello Dell'Utri - "bravissima persona" - alla maggioranza che dovrebbe avere il coraggio di "affondare il bisturi".Gelli - condannato nel 1994 a 12 anni per frode nell'ambito del processo per la bancarotta del Banco Ambrosiano - oggi è intervenuto a Firenze alla presentazione di un programma in nove puntate che andrà in onda da lunedì prossimo su Oden: una ricostruzione della storia del Novecento, dal fascismo agli anni Ottanta.In "Venerabile Italia" alle testimonianze di Gelli - al cui passato di piduista si ispira il titolo del programma - si alterneranno commenti di personaggi come l'ex presidente del Consiglio Giulio Andreotti e il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri. Nell'ultima puntata, in onda il 29 dicembre, per la prima volta sarà in studio lo stesso Gelli.Oltre alle condanne per la vicenda P2 e per lo scandalo del Banco Ambrosiano, nel processo per la strage alla stazione di Bologna avvenuta il 2 agosto 1980 Gelli, 89 anni, fu condannato per depistaggio, e venne accusato di avere avuto un ruolo di primo piano nell'Operazione Gladio, cioè la costruzione di una rete clandestina anticomunista.Il suo nome fu fatto anche in seguito alla morte di Roberto Calvi, coinvolto nel crack dell'Ambrosiano e trovato impiccato sotto il ponte dei Frati Neri a Londra nel 1982. Secondo i magistrati, il "banchiere di Dio" sarebbe stato ucciso da Cosa Nostra perché si era impossessato dei soldi di Gelli e dell''ex cassiere della mafia Pippo Calò."SOLO BERLUSCONI PUO' ANDARE AVANTI"Nel corso della conferenza stampa Gelli ha espresso grande apprezzamento per il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il cui nome compariva nella lista degli iscritti alla loggia massonica segreta P2 (Propaganda Due) - politici, funzionari, imprenditori, militari, giornalisti - rinvenuta nella villa sello stesso Gelli durante una perquisizione nel 1981."L'unico che può andare avanti è Berlusconi, non perché era iscritto alla P2 ma perché ha la tempra del grande uomo che ha saputo fare", ha risposto Gelli ai giornalisti che gli chiedevano chi, secondo lui, oggi sia in grado di attuare il piano di Rinascita Democratica, parte essenziale del programma piduista che mirava alla creazione di un autoritarismo legale fondato sull'informazione."Tutti si sono abbeverati [al piano di Rinascita Democratica], tutti ne hanno preso spunto. Mi dovrebbero pagare i diritti - ha ironizzato - ma non fu possibile depositarli alla Siae".Al premier non ha comunque lesinato una stoccata: oggi dimostrerebbe infatti "un po' di debolezza perché non si avvale della maggioranza parlamentare". Chi ha la maggioranza, dice Gelli, deve usarla "senza interessarsi della minoranza... Ci sono provvedimenti che non vengono presi perché sono impopolari e invece ... bisogna affondare il bisturi o non si può guarire il malato".E se apprezza la riforma della scuola firmata dal ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini e approvata in via definitiva due giorni fa "perché ripristina un po' di ordine", critica invece il "lodo Alfano" che conferisce l'immunità alle tre più alte cariche dello Stato: "L'immunità ai grandi dovrebbe essere esclusa, perché al governo dovrebbero andare persone senza macchia e che non si macchiano mai".MAGISTRATURA SOLO POTERE FORTE, "TUTTO GUIDATO"Gelli non ha dubbi, poi, su quale sia attualmente l'unico potere forte in Italia: la magistratura, "perché quando sbaglia non è previsto il risarcimento del danno".Una magistratura, dice, che "prende decisioni su teoremi e non su prove". Come nel caso di Marcello Dell'Utri, condannato nel 2004 a Palermo per concorso esterno in associazione mafiosa."Marcello Dell'Utri è una bravissima persona, onesta e di profonda cultura", dice Gelli. "Non credo che sia mafioso. C'è una sentenza che si trascina dietro e sarà tirata fuori al momento opportuno perché tutto è guidato... Su Dell'Utri il processo non ha fatto chiarezza"."DA LATITANTE INCONTRAI LA ANSELMI"Gelli non ha resistito alla tentazione di raccontare un aneddoto della sua latitanza."Quando mi cercavano in tutto il mondo mi trovavo in Italia. Una volta a Firenze, quando alloggiavo all'Hotel Baglioni, ho incontrato in ascensore Tina Anselmi, presidente della Commissione parlamentare d'inchiesta che aveva dato l'ordine di ricercarmi spendendo un sacco di soldi dei contribuenti".Anselmi, racconta Gelli, non lo riconobbe, e lui decise di divertirsi: "Avvisai un fotografo.. quando arrivò la Anselmi le andai incontro, presentandomi come un industriale che intendeva aprire un calzaturificio Italia. Lei, entusiasta della proposta, mi invitò ad andarla a trovare in Parlamento... La foto di quell'incontro è conservata nell'archivio di Stato, coperta da segreto".E a proposito di archivi, con chi gli chiede se davvero esista un suo archivio segreto e se quello donato allo Stato un anno e mezzo fa sia completo, taglia corto: "Archivi completi non ne ho mai conosciuti: alcune cose vengono sepolte nell'oblio e poi possono riemergere".
A quanto sembra il programma sarà un vero e proprio inno al revisionismo storico, una lettura tutta personale della storia d'Italia da parte di uno che ha fatto dei segreti, dei dossier e della disinformazione il proprio punto di forza. Ma per parlarne bisognerà aspettare la messa onda.
Piuttosto alcuni hanno notato la strana "voglia di apparire" di una persona che era sempre rimasta nell'ombra: Omar Calabrese, per esempio, ha sottolineato che per lungo tempo di Gelli era circolata una sola fotografia,
Certo, se si ha in mente il "piano di rinascita democratica" (trovi qui il testo integrale del piano e qui un passaggio della relazione di maggioranza della Commissione parlamentare Anselmi sulla P2 che spiega l'importanza del piano), progetto eversivo della P2 che, stilato a metà degli anni '70, aveva ben presente l'importanza dei mass media, è facile abbandonarsi a pensieri dietrologici.
Però, probabilmente, non c'è nulla di tutto questo ma solo una triste deriva televisiva che punta, da un lato, sullo scandalo mediatico e quindi su un possibile picco di ascolti, dall'altro sulla forza omogeneizzante e livellante della televisione per cui una trasmissione di storia può ben essere condotta da un anziano signore che si dichiara orgogliosamente fascista.
Piuttosto alcuni hanno notato la strana "voglia di apparire" di una persona che era sempre rimasta nell'ombra: Omar Calabrese, per esempio, ha sottolineato che per lungo tempo di Gelli era circolata una sola fotografia,
di tre quarti, espressione pacata. Un regime di invisibilità scientemente utilizzato: il segreto è il segno dei veri potenti.Perché riapparire proprio ora? Una singolare coincidenza è data dal fatto che le altre apparizioni sulla scena pubblica di Gelli si sono avute nel 1980, l'epoca dell'apogeo e - contemporaneamente - della crisi della P2: allora si era trattato di un'intervista ossequiosa sul Corriere della Sera, controllato dalla stessa P2.
Certo, se si ha in mente il "piano di rinascita democratica" (trovi qui il testo integrale del piano e qui un passaggio della relazione di maggioranza della Commissione parlamentare Anselmi sulla P2 che spiega l'importanza del piano), progetto eversivo della P2 che, stilato a metà degli anni '70, aveva ben presente l'importanza dei mass media, è facile abbandonarsi a pensieri dietrologici.
Però, probabilmente, non c'è nulla di tutto questo ma solo una triste deriva televisiva che punta, da un lato, sullo scandalo mediatico e quindi su un possibile picco di ascolti, dall'altro sulla forza omogeneizzante e livellante della televisione per cui una trasmissione di storia può ben essere condotta da un anziano signore che si dichiara orgogliosamente fascista.
funghi
Le web tv spuntano come funghi: se digitate la parola su google avete 21.100.000 risultati. 21.100.000 funghi, non tutti commestibili, alcuni insipidi, altri velenosi.
Anche la stampa cartacea si è accorta del fenomeno, soprattutto perché se ne è appropriata la politica: si conferma una delle "maledizioni" (vabbé: caratteristiche) della televisione italiana, quella di diventare oggetto di discussione solo se è legata alla politica.
In poco tempo sono nate Youdem tv, la net-tv del Partito Democratico, e PdCI TV, quella del Partito dei Comunisti Italiani. Se Aldo Grasso, commentando la prima, aveva parlato di un impatto visivo "bulgaro" è stato solo perché non aveva ancora potuto vedere l'editoriale di presentazione della seconda.
D'altra parte anche in Parla con me, il programma della Dandini diventata recentemente striscia serale, si prendono in giro la povertà e l'improvvisazione di Youdem.
Ma non mi sembra questo il punto centrale della questione.
Il fatto è che satellite e internet stanno cambiando il modo di fare televisione, dalla selezione dei contenuti alla presenza in video. La parola chiave sembra essere "orizzontale" al posto di "verticale", una tv che parte dal basso, dai propri utenti che orientano i contenuti. Una tv "democratica", cioè trasparente, in cui gli utenti controllano e decidono, ben più di quanto possano fare con il telecomando. E' l'idea di un "uomo interconnesso", di cui parla il video qui sotto, e che si richiama ai profeti del web come luogo della democrazia diretta (o più semplicemente di blogger fortunati come Grillo).
E' anche l'idea che sta alla base di Current tv, anche se in quel caso la professionalità è molto maggiore e, soprattutto, mi sembra che ci sia uno "stile" editoriale apparentemente semplice e immediato ma che, in realtà, è molto costruito: provate voi a farvelo in casa un servizio come quelli di current e poi ne riparliamo.
E a proposito di "stile": non so a voi, ma a me questo video ricorda un incrocio fra il Minoli di Mixer e i trailer di Maccio Capatonda. Un segno dell'ibridazione della net-tv?
C'è un altro punto della questione, più legato alla "mission" di queste due neo-net-tv: entrambe sembrano voler usare il web per aggirare i costi sempre crescenti della carta stampata e la disabitudine degli italiani alla lettura . Mi sembra di capire che l'obiettivo sarebbe quello di comunicare, più che le strategie dei rispettivi partiti, le visioni del mondo di quella porzione di società che si riconosce nei referenti politici. Bene, ma quante possibilità ci sono che queste tv siano viste da un pubblico più ampio della "base" dei rispettivi partiti (come si diceva una volta)?
Youdem sembra agevolata dal fatto di essere presente pure su un canale satellitare, anche se questo produce uno strano cortocircuito fra lo standard qualitativo delle tv satellitari e il linguaggio più caratteristico del web. E però l'antesignana tv delle libertà, la prima ad andare sul satellite, si è rivelata un flop ed ha dovuto chiudere.
Per il momento stanno lì, e l'attuale fase di tensione sociale sembra essere, dal punto di vista dei rispettivi editori, la migliore situazione possibile in cui muoversi: vedremo se siamo davvero davanti ad un nuovo linguaggio mediatico oppure se si tratta di un adattamento di vecchie strategie di propaganda.
consigli per la lettura: "La Tv per sport"
Chi sapeva che il primo evento sportivo trasmesso dalla televisione italiana fu un incontro di boxe alzi la mano. Era andato in onda nel settembre 1949, nell'ambito delle prove di trasmissione da Torino e il cronista, oltre che responsabile delle attività giornalistiche, era stato Carlo Bacarelli, che così lo racconta:
Dedicammo alla boxe le prime immagini di sport. Non esistevano telecamere mobili, così allestimmo un ring nello studio C: e lì si affrontarono i pugili della scuderia di Preciso Merlo (che, alla fine degli anni Trenta, fu campione europeo dei mediomassimi). Ospitammo anche alcuni incontri di lotta libera, pesi mediomassimi: sfide tra un certo Arbore (pugliese dalla pancia enorme che combatteva con una fascia tricolore e si dichiarava campione italiano) e Fusero (piemontese dal dialetto stretto che diceva d'essere lui il campione).E' una delle molte curiosità che si possono trovare nel libro di Pino Frisoli, La Tv per sport, edito da Tracce (2007), una lettura agile, ricchissima di informazioni e aneddoti, che ricostruisce i rapporti fra televisione e sport, con una certa preferenza per lo sport che - oggi - è il più televisivo di tutti, il calcio.
Il libro è costruito per capitoli molto brevi che vanno dagli "anni del bianco e nero" (titolo della prima parte) alla pay tv, passando per il contrastato approdo al colore e alla lotta Berlusconi/Rai combattuta senza esclusione di colpi sin dai tempi del mundialito. Costruito essenzialmente su fonti giornalistiche, il libro è una veloce ma ricca cronaca del modo in cui lo sport è diventato una delle colonne portanti dello spettacolo televisivo, che non potrà che piacere agli sportivi televisivi.
Etichette:
libri
Le mani su Palermo
Ieri sera solo il 7.24% degli spettatori era sintonizzato su Rai Tre. Mentre la maggior parte del pubblico italiano si divideva tra "I migliori anni" e un film con Jim Carrey, una dura e bella docufiction, Le mani su Palermo, mostrava come funziona la mafia, in particolare quella del boss Lo Piccolo, attraverso i documenti originali della polizia di Stato.
L'impianto è assolutamente originale, e sfrutta al meglio la capacità narrativa della televisione: un incrocio tra documenti e fiction, girata peraltro benissimo, consente allo spettatore di entrare nel sistema di potere di Cosa Nostra permettendogli appena di avvicinarsi a capire quanto esso sia pervasivo e fondato sulla "normalità". Una normalità agghiacciante: strangolare un uomo - dice un pentito - era una cosa normale, ci vogliono due minuti.
Forse il passaggio più inquietante era comunque il "viaggio" nello Zen, quartiere di Palermo che è come un pezzo di luna capitato sulla terra, una zona dove - come nella Gomorra cinematografica, a cui la ricostruzione visiva qualcosa, probabilmente, deve - vigono regole diverse rispetto al resto d'Italia.
Non è la prima volta che la Rai produce docufiction di questo calibro e, anche se Le mani su Palermo mi è sembrata meno forte delle precedenti, in particolare di Scacco al re, resta comunque una di quelle produzioni che mostrano la forza della televisione quando è ben fatta. Peccato che molti preferiscano distrarsi con le fiction crime d'oltreoceano (sempre ieri sera Csi: Miami è stata vista dal 13,02% degli spettatori) piuttosto che guardare alle crime stories di casa nostra: forse la differenza è solo in quella parolina, docu, che, pur seguita da fiction, desta una leggera inquietudine e impedisce di addormentarsi tranquilli.
p.s. la foto è di Letizia Battaglia
Etichette:
trasmissioni