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Comunicazioni sociali 1/2013 copertina di Emiliano Ponzi |
Un'occasione preziosa per discutere per due giorni di televisione e media in un'ottica internazionale e transnazionale, conoscere programmisti, registi e autori delle tv francesi, inglesi, tedesche, e incontrare altre persone che studiano - da una prospettiva diversa dalla mia - i mass media.
Bene: durante uno di quei discorsi casuali che sono una delle prove dell'esistenza della serendipità, scopro che sto studiando qualcosa di molto vicino a quello che stava studiando allora Luca Barra (che insegna alla Cattolica di Milano ed è coordinatore di questa rivista qui).
Due chiacchiere.
"Sai, stiamo preparando un numero di Comunicazioni sociali proprio su questi temi: l'hai visto il call for paper? Te lo mando".
Progetto per un articolo.
Vaglio della redazione, che lo accetta.
Scrittura e invio.
Double blind peer review.
Piccole correzioni.
E poi, alla fine, eccolo lì, dietro quella bella copertina.
Il titolo è Da libere a private. Sulla nascita della televisione privata in Italia.
E questo è ciò di cui parla:
Il saggio esamina la creazione di un nuovo tipo di televisione in Italia tra il 1971 e il 1980, la cosiddetta “televisione libera”, e il legame tra la sua crescita e le trasformazioni della società italiana negli anni Settanta, con particolare riferimento al cosiddetto “riflusso”. Più nel dettaglio, il contributo analizza quel primo periodo in cui le tv locali iniziarono a contrastare la Rai e a promuoversi come il “vero” servizio pubblico. Le “tv libere”, infatti, erano convinte che la loro vicinanza alle comunità locali permettesse loro di rappresentarle meglio della Rai. In breve tempo, però, le ragioni commerciali sostituirono quest’idea e le televisioni da “libere” diventarono “private”.
Se voi volete saperne di più, seguite il link che vi porterà direttamente al sommario on line.
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